Oggi vi anticipo un po’ la mostra che inaugura a ottobre a Palazzo Reale di Milano. Dopo l’esposizione Van Gogh Alive che proponeva i celebri capolavori di Vincent van Gogh non tanto in maniera virtuale ma visiva, nelle sale espositive potrete visitare nell’esposizione Van Gogh. L’uomo e la terra, qui le opere dell’artista organizzate all’interno di un percorso espositivo che si focalizza sulle tematiche di Expo2015 ovvero la terra e i suoi frutti, l’uomo al centro del mondo reale, la vita rurale e agreste strettamente legata al ciclo delle stagioni.
Van Gogh, creando in un’epoca che dedicava le sue attenzioni ai frutti e prodotti dell’industrializzazione europea caratteristica della fine del XIX secolo come il paesaggio urbano, lavora in qualche modo controcorrente dedicandosi a una pittura che aveva per protagonista il mondo cittadino e il paesaggio rurale. Dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti di Arles, si può notare come Van Gogh esprime la propria affinità verso la vita e la tradizione agreste, gli umili, i lavoratori della terra considerandoli quasi figure eroiche e per questo ritratti nel loro dignitoso contegno.
Da questa premessa il percorso espositivo accoglie opere già note e alcune mai viste prima per un totale di circa 50 capolavori provenienti dal più importanti musei come il Van Gogh Museum di Amsterdam, il Kröller-Müller Museum di Otterlo, il Centraal Museum di Utrecht, il Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico e diverse collezioni private, per raccontare non solo ciò che provava l’artista nel creare, ma mettere alla luce il rapporto tra uomo e natura, tra fatica e bellezza.
Tra le opere che saranno esposte Autoritratto (1887), Vista di Saintes Marie de la Mer (1888), la Testa di pescatore (1883), Paesaggio con covoni di grano e luna crescente (1889), Ritratto di Joseph Roulin (1889), Natura morta con un piatto di cipolle(1889), Bruciatore di stoppie, seduto in carriola con la moglie (1883) e il Ritratto di Joseph Roulin (1889).
Nell’attesa del 18 ottobre cosa fare? Beh, a partire dall’8 settembre sono previsti a Palazzo Reale una serie di incontri, confronti tematici e letture che ci faranno scoprile le diverse sfaccettature della sua produzione creativa e della sua vita. A guidarci in questo percorso saranno diversi critici, scrittori e esperti come Enzo Sallustro, Flavio Caroli e Dario Bressanini. Gli approfondimenti che mirano a condurre il pubblico alla riscoperta dei temi della terra della ruralità e della natura, sono moderati dal giornalista Marco Carminati.
Eccovi il calendario:
Lunedì 8 settembre, ore 18.30
Sala conferenze 3° piano – Piazza Duomo 14
Marco Carminati incontra Falvio Caroli, Critico e Storico dell'arte.
Flavio Caroli analizza all’interno dell’opera di VanGogh l'evoluzione dell’idea di naturaa partire dai lavori giovanili e dalle sue lettere, qui racconta dell’influenza cheebbe nella sua formazione artistica il pittore Millet con un focus sull’intero percorso fino alle opere più mature.
Martedì 23 settembre, ore 18.30
Sala conferenze 3° piano – Piazza Duomo 14
Marco Carminati incontra Dario Bressanini, Ricercatore, divulgatore scientifico e scrittore italiano.
Dario Bressanini in questo incontro analizza in modo scientifico alcuni lavori di Van Gogh incentrati sul mondo agreste e contadino, per poi discutere sulla storia del cibo e del lavoro nei campi nel periodo che va dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni.
Martedì 30 settembre, ore 18.30
Sala conferenze 3° piano – Piazza Duomo 14
Marco Carminati incontra Enzo Sallustro, Vice-direttore Rai Gold, esperto di cinema e curatore di diverse rassegne cinematografiche.
Un excursus cinematografico a cura di Enzo Sallustro che ripercorre la filmografia che indaga e racconta il tema rurale e contadino, protagonista della mostra, e di conseguenza il rapporto dell'uomo con la natura che lo circonda.
Gli incontri sono a Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili
Informazioni: T. +39 06 693 803 06
www.vangoghmilano.it
La mostra Van Gogh. L’uomo e la terra è promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.
Van Gogh. L’uomo e la terra
dal 18 ottobre 2014 all’8 marzo 2015
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12 - Milano
Orari
lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Ingressi: Intero € 12, ridotto € 10, ridotto speciale € 6
-----
Segui #MilanoPostLink su Facebook, Twitter, Pinterest e Google+!
Visualizzazione post con etichetta Palazzo Reale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Palazzo Reale. Mostra tutti i post
venerdì 5 settembre 2014
sabato 22 marzo 2014
Regina José Galindo. Estoy viva. La Performance metafora del legame tra arte, vita e morte
In campo artistico, l’ultimo decennio del secolo scorso ha visto una rinnovata attenzione per quelle che sono le poetiche legate al corpo e all'azione umana, quasi fossero il risultato di sviluppi delle esperienze artistiche avvenuti nelle diverse fasi artistiche storicizzate.
Eppure la Performance è sempre più una pratica frequente che si promette di contaminare e oltraggiare prepotentemente i nuovi universi dell’arte attraverso forme di linguaggi non letterali quasi spregiudicati che creano nuove forme di espressione al di là di ogni convenzione e delle pratiche della tradizione.
Caratterizzato da una nuova visione della centralità del corpo e strettamente connessa a queste forme di resistenza attiva, è il lavoro di Regina José Galindo. Temi universali affrontati con un linguaggio che risulta altrettanto universale, compongono la prima retrospettiva italiana sull’artista negli spazi del Pac – Padiglione Arte Contemporanea di Milano. La mostra, che inaugura in questi giorni come quella di Piero Manzoni a Palazzo Reale in occasione di MiArt2014, è intitolata Estoy Viva.
La ricerca artistica di Regina José Galindo si muove all'interno della dimensione soppressa e rimossa della sofferenza, l’artista utilizza il proprio corpo come uno strumento per riattivare i traumi del rimosso e non dimenticare i traumi della storia, qui l’uso della corporeità viene utilizzato in chiave politica e polemica.
Non manca il rapporto con le origini poiché è proprio a partire dalla storia e le vicende del suo paese attraversato da situazioni di violenza e instabilità, il Guatemala, che l’artista concepisce e crea opere in qualche modo scomode e molto spesso brutali.
All'interno di azioni pubbliche, il corpo in apparenza fragile è esposto a situazioni volte a denunciare le discriminazioni di razza, sesso, gli abusi derivati dalle relazioni di potere e le implicazioni etiche che possono legate alle ingiustizie sociali e culturali che riguardano non solo una porzione ma tutta la società contemporanea.
L’esposizione Estoy Viva è suddivisa in cinque sezioni che rappresentano cinque emergenze tematiche: Politica, Donna, Violenza, Organico e Morte. Il percorso espositivo si snoda nel pieno dell’esperienza artistico-esistenziale di Regina José Galindo ripercorrendo alcune delle sue azioni più emblematiche come ¿Quién puede borrar las huellas? (2003), Himenoplastia (2004), Mientras, ellos siguen libres (2007) e Caparazon (2010), accostate a opere più recenti e lavori inediti come Marabunta e Joroba (2011), Descensión (2013) o la toccante La Verdad (2013).
Il corpo dell’artista diviene così “corpo sociale” che materializza la violenza e le criticità del presente, vive la paura, l’angoscia e l’impotenza, affrontando nelle sue azioni drammatiche il rischio fisico e psicologico in prima persona. La corporeità è pienamente strumento di denuncia teso a ridefinire i labili confini di arte e vita, mirando a un qualcosa di universale che riguarda uomini e donne di tutto il mondo.
In occasione della mostra il PAC, il regista Cosimo Alemà, ha realizzato in collaborazione con l’artista, un film per restituire attraverso una narrazione di suoni e immagini il significato centrale della mostra Estoy Viva e restituirne il senso del suo lavoro, visibile sul canale Vimeo del PAC.
In occasione dell'opening, il 24 marzo, Regina José Galindo, Leone d'Oro alla 51. Biennale di Venezia come migliore giovane artista, realizzerà Exhalación (Estoy Viva), una performance inedita pensata per l’occasione metafora del legame tra arte, vita e morte.
La mostra sosterrà attraverso una donazione l’attività di Amnesty International, l’Organizzazione non governativa che dal 1961 difende i diritti umani ovunque siano violati. Potrete contribuire anche voi scegliendo di acquistare il biglietto Donazione: formula intero (€ 9,00 anziché 8,00 con 1,00 di donazione), ridotto (€ 7,50 anziché 6,50) e ridotto speciale (€ 5,00 anziché 4,00).
Sono previste visite guidate gratuite: tutte le domeniche alle ore 17.30 e tutti i giovedì alle 19.00 previo acquisto del biglietto della mostra.
Regina José Galindo. Estoy viva
Dal 24 marzo all'8 giugno 2014
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
via Palestro, 14 Milano
Orari: lun 14.30-19.30, mar-dom 9.30-19.30, gio fino alle 22.30 (ultimo ingresso un'ora prima della chiusura)
Ingresso: 8 intero, 6,50 ridotto, 4 ridotto speciale scuole
Regina José Galindo. Estoy viva
Dal 24 marzo all'8 giugno 2014
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
via Palestro, 14 Milano
Orari: lun 14.30-19.30, mar-dom 9.30-19.30, gio fino alle 22.30 (ultimo ingresso un'ora prima della chiusura)
Ingresso: 8 intero, 6,50 ridotto, 4 ridotto speciale scuole
Etichette:
Arte Contemporanea,
Donna,
Estoy Viva,
Exhalación,
MiArt2014,
Milano,
Milano - Arte e Cultura,
Morte,
Organico,
Pac,
Palazzo Reale,
Piero Manzoni,
Politica,
Regina José Galindo,
Violenza,
Vita
Piero Manzoni a Milano. La grande mostra di Palazzo Reale
Ve l’avevo anticipato in un precedente articolo, in occasione di MiArt2014 e in particolare all'interno del calendario di The spring awakening, un programma di eventi, inaugurazioni e aperture speciali a Milano, presso istituzioni pubbliche, fondazioni e gallerie private, previsti a partire dall'equinozio di primavera (21 marzo) e per tutta la durata della fiera e nel programma nell'ambito del progetto Primavera di Milano, Palazzo Reale ospita una grande mostra dedicata a Piero Manzoni.
Milano ha deciso di dedicare una mostra a uno degli artisti che più vi hanno operato, attraverso questa mostra che documenta il percorso artistico esponendo ben oltre 30 opere per raccontarvi l’intera parabola artistica.
Manzoni si avvicina all'arte nella Milano della seconda metà degli anni Cinquanta, diventando nel giro di poco tempo una delle figure di spicco di quel contesto culturale. Sebbene non abbia mai avuto una vera e propria formazione pittorica, esordisce con una pittura informale caratterizzata già da toni personali. Manzoni dimostra sin da subito un certo interesse per il rapporto arte-realtà, rifiutando ogni rappresentazione illusionista e confrontandosi con artisti come Yves Klein con i suoi monocromi assoluti e immateriali, realizzando opere nelle quali riporta su tela le “impronte” di elementi della quotidianità, si confronta con il Lucio Fontana dei fori sulla superficie e frammenti di vetro applicati alla tela, con Alberto Burri e i suoi sacchi di juta, con i manifesti murali strappati di Mimmo Rotella e Antoni Tàpies.
Da quadri scuri fortemente materici con impasti di olio, catrame, smalto e oggetti come sassi e chiavi concepiti senza titolo, Manzoni evolve poi verso opere pittoriche che escludono le valenze simboliche espressive del cromatismo, quadri bianchi con rilievi plastici e ombre, con stesure grumose di gesso spatolato, ovvero gli Achrome.
Facendo un altro passo nella direzione dell’anti-pittura Manzoni giunge a risultati di natura concettuale, tuttavia esenti dalle freddezze mentali. Tutta la sua produzione si caratterizza per una graffiante ironia e un gusto apertamente paradossale, ma soprattutto per un senso fisico dell’esperienza artistica dove vita e pensiero si fondono. Mentre produce la serie degli Achrome, esplora la pratica di segni di codice: lettere alfabetiche maiuscolo, tracciate sulla superficie in sequenze ripetitive regolari, impronte digitali singole o in serie, foglietti di calendario in ordine di successione e astrazioni cartografiche.
Prendendo a volte spunto da opere esistenti, come il Rotolo di pittura industriale realizzato da Pinot Gallizio del 1958, Manzoni inizia a pensare a un segno continuo d'inchiostro tracciato su carta che si svolge progressivamente in segmenti di qualsiasi lunghezza. Nasce così la Linea, qui la striscia di carta tracciata è avvolta e conservata in un cilindro di cartone sigillato, di cui un'etichetta dichiara il contenuto. Queste opere furono esposte nella mostra del 1959, presso la galleria Azimut, dodici opere, con lunghezze che vanno da un minimo di 4,89 a un massimo di 33,63 metri e nel periodo trascorso in Danimarca l’artista tracciò una linea ininterrotta facendolo scorrere due cavalletti metallici con assi rotanti azionati da manovelle manuali, usando un contenitore d’inchiostro culminante in un tampone, concluse poi l’opera contrassegnando il rotolo con titolo, luogo, data, firma e un’impronta digitale, per poi collocarlo in un cilindro di zinco ricoperto da fogli di piombo recante la dichiarazione del contenuto in lettere lapidarie a rilievo. Nella mostra a Palazzo Reale potete osservare sette esemplari di Linee, tra le quali si comprende in mostra anche il cilindro con la Linea più lunga.
Nel maggio del 1960 nella nuova mostra da Azimut protagoniste sono le "sculture pneumatiche", definite poi Corpi d'aria. Prevedendo la partecipazione del fruitore l’opera si compone di un palloncino gonfiabile, un treppiede che funge da piedistallo, un tubicino per gonfiarlo e una chiusura: il tutto è confezionato in una custodia di legno contenente anche le istruzioni per l’uso. Una scultura fatta di aria che lo conduce alla produzione di una serie con numerosi esemplari.
Qui si introduce un nuovo concetto, si tratta di un’opera poiché realizzata da un artista ed è fondamentale il rapporto tra la fisicità della cosa e il suo prezzo in quanto opera d’arte: il punto qui non è il “comprare un Manzoni” ma “comprare Manzoni”, per questo l’artista decise che nel caso in cui l’acquirente avrebbe avuto voglia di farsi gonfiare il palloncino dall'artista stesso, l’incremento di sostanza artistica dovuto al fiato autoriale avrebbe previsto un compenso a parte, giungiamo così alla serie Fiato d’artista.
Contemporaneamente Manzoni realizza le Uova, si tratta di uova sode che l’artista trasforma in opere contrassegnandole con la propria impronta digitale; nell'ultima mostra presso la stessa galleria il pubblico fu invitato a consumare 150 uova predisposte da Manzoni in un vero e proprio happening. Gli spettatori assumendo nel proprio corpo una quantità fisica di artistico, andavano a prender parte all'esperienza dell’autore alla sacralità riconosciutagli, nel momento in cui l’uovo non veniva ingerito sarebbe stato conservato nella sua di oggetto sculturale.
Contemporaneamente Manzoni realizza le Uova, si tratta di uova sode che l’artista trasforma in opere contrassegnandole con la propria impronta digitale; nell'ultima mostra presso la stessa galleria il pubblico fu invitato a consumare 150 uova predisposte da Manzoni in un vero e proprio happening. Gli spettatori assumendo nel proprio corpo una quantità fisica di artistico, andavano a prender parte all'esperienza dell’autore alla sacralità riconosciutagli, nel momento in cui l’uovo non veniva ingerito sarebbe stato conservato nella sua di oggetto sculturale.
Si giunge alla concezione del Placentarium, un teatro pneumatico immaginato per i “balletti di luce” di Piene, i Lichtballette, manifestazioni di eventi luminosi che implicano l’immersione visiva dello spettatore. 73 spettatori trovano posto nell’involucro di 18 metri di diametro retto da aria compressa, ognuno di loro nella maniera che l’uno non veda l’altro, è circondato dallo schermo di proiezione con la possibilità di vivere sensazioni acustiche e tattili. Entra in gioco il senso della corporeità e del suo stesso esistere.
Rimanendo sempre sul rapporto spettatore e artista si giunge alle Opere vive o Sculture viventi. Nelle prime Manzoni firma un piedistallo sul quale due modelle posano come statue antiche, o firma il loro corpo nudo. In Base magica, si vede una struttura in legno a tronco di piramide che simula il classico piedistallo da statua, con una targa in ottone che reca la didascalia Piero Manzoni, Scultura vivente, potrete vederne un esemplare nella mostra. L’opera presenta due sagome che indicano la posizione in cui chi vi sale debba poggiare i piedi: fino a quando la persona sarà sulla Base magica, sarà una Scultura vivente.
Rimanendo sempre sul rapporto spettatore e artista si giunge alle Opere vive o Sculture viventi. Nelle prime Manzoni firma un piedistallo sul quale due modelle posano come statue antiche, o firma il loro corpo nudo. In Base magica, si vede una struttura in legno a tronco di piramide che simula il classico piedistallo da statua, con una targa in ottone che reca la didascalia Piero Manzoni, Scultura vivente, potrete vederne un esemplare nella mostra. L’opera presenta due sagome che indicano la posizione in cui chi vi sale debba poggiare i piedi: fino a quando la persona sarà sulla Base magica, sarà una Scultura vivente.
Manzoni poi giunge all'opera che lo ha reso celebre, nel ’61 produsse e inscatolò 90 scatole di Merda d’artista (gr. 30 ciascuna) conservata al naturale, si tratta di una scatoletta per conserve sigillata, su cui è apposta un’etichetta a stampa, con la scritta “Piero Manzoni" e la dicitura “Merda d’artista. Contenuto netto gr 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961” sovraimpressa in italiano, inglese, francese e tedesco, sul coperchio invece la scritta “Produced by” precede la firma autografa, seguita dalla numerazione progressiva delle singole scatolette, mentre sull'etichetta inferiore reca stampato “Made in Italy”.
Attraverso quest’opera Manzoni vuole manifestare la volontà di attribuire all'oggetto l’aspetto di un prodotto merceologico a pieno titolo, dove il prezzo viene fissato basandosi su un’arbitraria parità merda/oro, all'incirca 700 lire d’allora al grammo, indicandolo in 30 grammi d’oro. Un unico cortocircuito pratico e mentale nel quale combina prezzo dell’oro, merda e artisticità dissolvendo l’idea comune di valore e mettendo in discussione l’idea di reliquia, contenuto e pagamento di una merce/non merce della quale non si può accertare la natura ma solo il suo senso artistico.
Tra le altre opere in esposizione potete visionare parte di quelle prodotte nell’autunno 1961 realizzate a Herning, in questo periodo nascono un achrome in forma di quadro in paglia sbiancata, una sfera in pelle di coniglio bianca su un parallelepipedo di legno bruciato, una finestra fosforescente, un parallelepiedo di paglia sbiancata con una materia che reagisce alla luce sempre su base di legno bruciato e una nuova Base magica. Inoltre nel giardino della fabbrica danese Manzoni collocò un parallelepipedo in ferro sul quale Socle du monde compare scritta in lettere lapidarie, base del mondo, quintessenza d’ogni Base magica. Successivamente realizza due progetti che saranno in seguito distrutti: il primo è un pannello con ciuffi di fibra sintetica, il secondo è una linea di grande lunghezza realizzata su un rullo di carta continua.
Mentre nascono nuovi Achrome, Manzoni si concentra sulle sequenze seriali di panini o di batuffoli di cotone idrofilo, sulle possibilità dimensionali dei ciuffi di fibra sintetica, sul valore di superficie dei ciottoli e dei pallini di polistirolo espanso. Crea anche pacchi avvolti nella carta sigillati con corda, piombo e ceralacca come se fossero invii postali, presentati a coppie, anche questi protagonisti della mostra.
Nello stesso periodo inizia a progettare una monografia sul suo lavoro, rappresentazione del suo vivere l’acromia, è concepita come un libro di 100 pagine in plastica traslucida, senz'altro testo che il titolo, che uscirà nel 1963 con il titolo Piero Manzoni. Life and Work.
Manzoni fu trovato morto nel suo studio di Via Fiori Chiari a Milano, il 6 febbraio del 1963, nel culmine della sua attività e consacrazione artistica. Questa mostra non rappresenta solamente una comune esposizione delle sue opere, ma rende omaggio a un uomo che ha scardinato il modo di operare artistico del Novecento imponendo la sua visione del mondo. Manzoni viene raccontato dagli esordi in area postinformale alla concezione degli Achromes, dalle Linee alle Impronte, dal Fiato alla Merda d’artista, dal coinvolgimento del corpo fisico vivente nell'opera alla dimensione dell’esperienza estetica con progetti come il Placentarium. Il percorso espositivo si arricchisce inoltre di un nutrito apparato di materiali documentari originali come manifesti, fotografie, cataloghi, lettere e un filmato con documenti inediti, una testimonianza d’immagini registrate dell’artista in alcune tra le sue azioni creative, come le Uova destinate alla Consumazione dell’arte o le persone firmate come Sculture viventi.
Piero Manzoni 1933-1963
26 marzo - 2 giugno 2014
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30 da martedì a domenica 9.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura Ingresso a pagamento
Piero Manzoni 1933-1963
26 marzo - 2 giugno 2014
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30 da martedì a domenica 9.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura Ingresso a pagamento
Etichette:
Achrome,
Arte,
Made in Italy,
Merda d'Artista,
MiArt2014,
Milano - Arte e Cultura,
Mostre milano,
Palazzo Reale,
Piero Manzoni,
Sculture viventi,
The Spring Awakening
Iscriviti a:
Post (Atom)






